Trovate qui le mie idee, del tutto personali, su cosa sia utile fare o non fare, cosa sia utile avere con sè, e su varie altre cose.

Potrete leggere gli stessi argomenti in numerose guide, scritte da persone molto brave e competenti; per cui, probabilmente, non aggiungerò niente, se non un po’ di interpretazione legata all’esperienza personale, che a volte conta.

 

Organizzazione generale: luoghi, tempo etc.

Dove andare
Quando andare
A che ora partire

Dove andare

Tutto quanto trovate in questo sito, e negli itinerari che verranno, si riferisce ad escursioni in ambienti senza neve; personalmente, non amo la neve e il freddo è fattore abbastanza limitante.

più di mille, valle del reno, crinale appennino

ancora neve sull’alto crinale e primavera nella media valle del reno

Quindi per me, la scelta su dove andare dipende molto anche da questo.
E allora, niente escursioni in inverno? Certo che sì, ma nei posti adeguati.
Man mano che questo sito si aggiorna, troverete sempre più dettagli, nella sezione “Luoghi”. Per rimanere per ora nei posti che conosco meglio, la zona della costa ligure è una meta invernale che, una volta provata,  vi sarà difficile abbandonare.
Molte zone collinari e di media montagna, sono comunque libere dalla neve per buona parte dell’inverno, anche se il clima è più rigido.
In sostanza, per me vale il principio della transumanza: seguo le stagioni e mi sposto con quelle.
Però molti luoghi hanno stagione estiva molto corta; per cui, ben vengano gli amanti dell’inverno, cui però non posso dare grandi suggerimenti.

Quando andare

Per me le escursioni devono essere un piacere, e uno strumento di conoscenza.
Camminare su un crinale in mezzo alla nebbia non è nè l’una nè l’altra cosa. Non si vede niente, e può essere anche vagamente pericoloso.
Qundi sono per le escursioni col bel tempo. Adesso abbiamo gli strumenti per potercela fare. I siti meteo sono abbastanza attendibili. Bisogna avere però una certa conoscenza dei luoghi e sapere un po’ interpretare le previsioni, anche in base a quello che si vede.
Se proprio sono pessime nella zona scelta, siate flessibili; vedete se ce ne sia un’altra. Se è pessimo dappertutto in alto, non è detto che non possiate dirottare più in basso. Se non ci sono speranze, a mio avviso, meglio rimandare.
In questo sito mi riferisco a escursioni di 1 o 2 giorni: per traversate più lunghe la cosa non è così semplice, a volte tocca prendere quello che viene.

più di 1000, apuane, nebbia

camminare nella nebbia non è divertente e mette di cattivo umore

più di 1000, appennino reggiano, peturbazione in  arrivo

tempo ancora chiaro, senza nubi locali, prima dell’arrivo di una perturbazione

 

 

 

 

 

 

 

Spesso i gorni più belli sono quelli che precedono l’arrivo di una perturbazione, che spazza via tutta la nuvolosità locale……  ma sperando che non arrivi troppo in fretta: le libecciate in Appennino sono toste! Anche i giorni che seguono le perturbazioni sono spesso chiari, ma possono essere ventosi e freddi in inverno.

A che ora partire

Su questo argomento la retorica degli uomini di montagna si è sbizzarrita, con toni diversi, ma tutti più o meno nella stessa direzione: “il vero montanaro è mattiniero !”
In realtà, a parte  “il vero montanaro !” partire presto, anche molto presto, ha vantaggi,  sia dal punto di vista del confort che della sicurezza:
– in escursioni lunghe, garantisce il tempo necessario per concludere prima del buio;
– d’estate la mattina fa più fresco; camminare alcune ore col fresco invece che sotto il sole è piacevole, oltre che  benefico per il fisico e fattore di sicurezza;
– spesso, quando il tempo non è proprio stabile, e si ha formazione di nubi durante il giorno, inizare molto presto può salvare l’escursione: si arriva in cima che le nubi o la nebbia quasi non ci sono e  poi, quando arrivano, si è già di ritorno;
– la mattina presto c’è una luminosità diversa da tutte le altre ore del giorno;
– la mattina presto è più facile incontrare animali…

più di 1000, appennino modenese, nubi

tarda mattinata, nubi che salgono, ma la cima è già passata e si sta scendendo

più di 1000, appennino reggiano, alba

la luce del mattino presto è diversa da quella di tutte le altre ore del giorno

 

 

 

 

 

 

 

Per escursioni lunghe il primo punto diventa quello determinante, ma per quelle brevi ci sono situazioni diverse. A volte  il tempo si sta ristabilendo, e aspettare un po’ consente magari agli ultimi spruzzi di pioggia di andarsene. E poi, in belle giornate fresche di primavera, con tempo stabile, quando la strada da fare non è tanta, ci si può anche concedere qualcosa !
L’idea di partire presto è anche molto in linea con l’idea di più di 1000. Per partire presto dovete essere sul posto già la sera prima. Quindi potete concoscere un po’ i luoghi e guardarvi attorno. Il contrario del tocca e fuggi, solo per arrivare in cima e basta !
Valutate e calcolate bene !

Attrezzature e rifornimenti

Leggeri o pesanti
Calzature, zaino, vestiti e altro
Cibo e liquidi

Leggeri o pesanti ?

Diciamo che sono di quelli che “si porterebbero dietro la casa”, quindi tenetelo presente.

più di 1000, equipaggiamento, armenia

buona dotazione nello zaino, cappello e maniche lunghe per il sole: premesse di sicurezza anche in escursione giornaliera

Però non mi sono mai pentito di avere portato qualcosa che poi non è servito.
Neanche di non avere qualcosa che sarebbe servito, ma solo perchè non mi è mai capitato.
Ci sono cose che, secondo me, bisogna avere e sono:

  • Vestiti a sufficienza, anche per casi di emergenza: certo, l’inverno e l’estate sono cose diverse, ma una base nello zaino male non fa.
  • Indumenti impermeabili: se la pioggia capita e non siete attrezzati, possono essere momenti spiacevoli.
  • Cappello: il sole non è affatto amico.
  • Cosa che non si sente dire spesso: anche in piena estate, una camicia leggera e ampia a maniche lunghe; sempre per difendersi dal sole, quando serve.
  • Un cambio, almeno di calze e maglia a contatto di pelle.
  • Un fischietto: in caso di emergenza vi farete sentire meglio che con la voce.
  • Almeno nella bella stagione: crema solare.
  • Una lampadina frontale: può capitare di fare tardi e che venga buio.
  • Per cibo e acqua, vedete il paragrafo sotto.

Direi quindi: abituatevi a portare una sostanziosa dotazione di base, senza esagerare. Se lo fate, quel peso standard nello zaino dopo un po’ non lo noterete più. Non vi pentirete mai.

Calzature, zaino, vestiti e altro

Qui viene il difficile. Basta entrare in un negozio che ci si perde.

Per la scelta, non si può fare a meno che andare un po’ per tentativi, un po’ per esperienza.

I piedi sono il vostro mezzo di locomozione e devono stare bene.  E questo dipende in gran parte dalla combinazione calza-scarpa. Certamente rinunciate a calze riciclate,  e usate calze tecniche, di buono spessore. Ma quali…  dovrete deciderlo voi.

Le scarpe. Nelle escursioni si può trovare di tutto, come tipo di fondo. Escluderei le scarpe con suola troppo sottile e non ben scolpita. Per il resto, si va dalle scarpe leggere e basse, ma sempre con suola adeguata, ai classici scarponi.  Le prime, d’estate sono affascinanti, specie quelle con tomaia di rete, che danno senso di fresco (ma vanno portate sempre con calze adeguate).  Se sapete camminare bene, potete andarci quasi dovunque.  Certo però, su terreni pietrosi i sassi sul lato del piede si sentono e si può rimpiangere una tomaia più consistente.  Soprattutto nei boschi, con terreno coperto di foglie, vi entra di tutto. Ovvio poi che se volete impermeabilità, o scarpe calde, queste non lo sono. Così, orientativamente, direi che le scarpe basse e leggere siano amiche dei vostri piedi per escursioni non molto lunghe; altrimenti, tendono a vincere scarpe più consistenti.

Nella scelta delle scarpe per me un punto è fondamentale. Dimenticate la vecchia idea che le scarpe nuove fanno male all’inizio e  poi ci si abitua. Può essere catastrofica. Quando le provate, dovete sentirvele bene subito. E per bene intendo non strette, senza sfregamenti da nessuna parte e che le dita non tocchino la punta.

Per lo  zaino è un pò la stessa cosa. Deve prima di tutto essere comodo, e qui la cosa è un po’ difficile, dato che lo proverete vuoto. Poi, rinunciate ai mini zaini, che non contengono niente o quasi. Se ve lo potete premettere, due dimensioni diverse possono essere un’idea: certo in un’escursione di mezza giornata a primavera non vi porterete le stesse cose che in una di una giornata intera di piena estate, in cui sarete carichi di liquidi,  o inverno, in cui sarete carichi di vestiti.  La copertura per la pioggia è accessorio non da poco. Gli zaini variano moltissimo come materiale: alcuni si strappano con niente, a volte non esattamente in relazione al loro prezzo…. ma di più non posso dire.

Vestiti. Solo un consiglio, del resto non nuovo. Vestitevi a strati; portate con voi tutto quello che potenzialmente vi serve. Svestitevi e rivestitevi tutte le volte che serve. Per farvi un esempio, nelle escursioni sulla costa ligure in inverno, capita di passare dalla maglietta a mezze maniche, quando si tira in salita, a maglietta, camicia, maglione, piumino e giacca a vento, quando ci si ferma per mangiare, magari un po’ in alto.

I bastoncini da trekking e il sedere. Io sono nato senza bastoncini e sono molto lento ad adeguarmi alla tecnologia. Vi posso dire ben poco. Il fatto che il 90% delle persone li usino qualcosa vorrà dire. Però un cosa posso dire anch’io, per certo. Dovete camminare con i piedi e le gambe, non con le braccia. Dovete sempre avere ben saldo l’appoggio sui piedi. Posto che, in certi casi, è chiaro quale possa essere l’utilità di un appoggio, buona parte della gente che vedo procedere lenta, instabile e a rischio di caduta è quella che si appoggia prima sui bastoncini che sulle gambe.  Stessa cosa per l’uso del sedere; in genere si tende ad usarlo in discesa; può essere un comodo aiuto, se dovete usarlo per una delle sue funzioni, cioè per sedervi (stare fermi); ma quando riprendete a scendere, dovete appoggiarvi bene sui piedi; massimo aiutarvi con le mani; il sedere non è prensile ed ha una forma che non vi sosterrà mai.

Cibo e liquidi

Liquidi. C’è chi beve molto e chi poco. A me capita di bere 6-7 litri di roba, in escursioni estive di una giornata intera. Comunque, quello che si perde, bisogna re-introdurlo.
Non vi posso dire che in montagna l’acqua c’è. A parte che non è sempre vero, poi:
– non è detto che siamo in montagna;
– non è detto che l’acqua sia affidabile; non lo è quella dei corsi d’acqua; può non esserlo quella delle sorgenti, specie se sono a valle di zone molto frequentate dal bestiame.
Quindi?
Conoscere le proprie esigenze, in base all’escursione che si fa; sapere se ci sono punti di rifornimento affidabili; portare con sè quello che serve. Certo, ogni litro è più o meno 1 kg in più, ma tocca farlo.
Assieme all’acqua si perdono sali; perderne troppi fa quanto meno venire i crampi e poi confonde anche un po’ la lucidità mentale.
Poi si consuma anche energia; consumarne troppa fa quanto meno andare in crisi ipoglicemica.
Bere può essere sistema per ovviare alle due cose. Ci sono una serie di bevande che contengono sia zuccheri che sali. Avere con sè acqua, ma anche di queste bevande, male non fa.  Oppure, se proprio non piacciono, ci sono integratori in bustina, da sciogliere nell’acqua.  C’è poi il the e quant’altro sia di gusto personale.
Io uso molto i succhi di frutta, quelli densi però, che sono liquido e alimento assieme.

Cibo. Dovete averne. Si può andare da qualche biscotto o frutta secca, per escursioni brevi, a quanto vi serve per intense escursioni di una intera giornata. Anche qui dominano i gusti personali, al di là di norme dietetiche (e di buon senso) che qui non riprendo. Pasta, riso, pane e qualcosa da accompagnare al pane… direi però di portarvi anche qualcosa di acquoso, verdura o frutta, che aiuta molto. Soprattutto: portate cibo che vi piaccia, che “vi vada giù bene”.
I biscotti e la frutta secca servono comunque, da sgranocchiare ogni qualvolta ne sentiate il bisogno.
Trovo che le caramelle, quelle con lo zucchero, non con dolcificanti,  unite a una bevanda salino-energetica, siano un  toccasana in situazioni in cui si debba tirare un po’ (prima o poi capita di fare tardi o di volere arrivare prima della pioggia).

Percorsi: carte, sentieri e segnavia, tempi, durata, difficoltà

Percorsi e carte
Sentieri e segnavia
Tempi, durata, difficoltà

Se cercate escursioni guidate, può darsi che vogliate godervele in tutta tranquillità, senza pensare a queste cose. In questo caso…. benvenuti lo stesso e spero di servirvi bene.
Però può anche essere che vi piaccia avere lo stesso un minimo di informazioni.
E poi, questo è comunque un sito di escursionismo, ambiente, conoscenza, i cui servizi non si fermano alla conduzione di escursioni.

Percorsi e carte

Decidere dove andare è un piccolo progetto, può partire come un’idea, quasi un sogno; poi va costruito.
Si parte da cosa colpisce l’immaginazione; può essere un’immagine vista, un ricordo, un nome suggestivo. Non si sbaglia quasi mai: prendendo le cose al modo giusto, dovunque c’è sempre qualcosa di bello da vedere, sentire, vivere.
Ma per non sbagliare ed essere pronti a vivere i luoghi, bisogna che la fantasia non sia troppo compressa dall’improvvisazione; bisogna darle il suo spazio, tra viaggio, trovare dove stare, imprevisti etc etc.; se no rischia di rimanere prigioniera.
Le carte sono la cosa da cui partire. Un consiglio: dimenticatevi per un momento l’era digitale. Andate sulla carta vera. Le carte stradali ben fatte sono strumenti utilissimi per impostare il viaggio, si tratti di un fine settimana o di cosa più lunga. Avete tutto sott’occhio; potete cominciare a vedere dove sono i posti che avete immaginato. Poi, se per calcolare le distanze e stimare i tempi di auto preferite Google maps, OK. Lì potete vedere anche i dettagli da satellite, ma fatelo dopo.
Per la parte a piedi (l’escursione) poi ci vogliono le carte escursionistiche; e qui non c’è Maps che tenga. Sulle carte ci sono i sentieri, con i loro numeri, che non compaiono da nessun’altra parte, a parte magari in qualche sito web dedicato.
Cose da considerare.
– Molte zone sono ben attrezzate di sentieri segnalati, altre no.
– Non è detto che dove ci sono sentieri segnalati ci sia una carta aggiornata e disponibile.
– In alcuni casi, al contrario, ce ne può essere più di una. Consiglio: se ve lo potete permettere, prendete quelle che ci sono e confrontatele; a volte differiscono abbastanza.
– A volte i sentieri segnati sulle carte quasi non ci sono più, o le segnalazioni sono così vecchie che è difficile trovarle.
– A volte ci sono sentieri perfettamente rappresentati nella carta, ma che non trovate sul terreno, o sono difficili.
– A volte, invece, le segnalazioni sul terreno sono aggiornate e le carte no….
– A volte, ci sono sentieri con segnalazioni multiple….cattiva abitudine ma tant’è.

più di 1000, sentiero difficile, tramonti

un sentiero difficile e mal segnalato, tuttavia rappresentato come segnalato ed escursionistico in una recentissima carta

Quindi cosa fare? Situazione ideale: avere carte ben fatte, che riportino bene non solo i sentieri segnati, ma tutta la topografia del territorio, e saperle leggere. In questo modo, difficile sbagliare.
Ci vuole abitudine, ma man mano che la si acquisisce, la soddisfazione aumenta. Saprete valutare distanze, pendenze e stimare i tempi: la situazione migliore per fare un’escursione prima di tutto in sicurezza, e poi godendosi il percorso.

Una volta acquisito il materiale che vi serve, programmate la vostra uscita- escursione in base al tempo che avete, alla vostra esperienza con i luoghi e con le carte.

Il GPS? Strumento utilissimo per chi lo sa usare; quasi per professionisti….. A voi quasi certamente non servirà per percorrere il vostro itinerario. Diverso è il discorso di averlo per comunicare la propria posizione in caso di necessità.

Sentieri e segnavia

I sentieri segnalati hanno segnavia. Il sistema più diffuso è certamente quello dei sentieri segnalati con segnavia bianco-rosso e numerazione, del CAI (Club Alpino Italiano); ma ce ne sono altri, in alcuni territori anche prevalenti.

più di 1000, segnavia caotici

un insieme caotico di segnavia

Il caos è a volte creato da sistemi di fantasia che si soprappongono a quelli pre-esistenti; allora compaiono altri segni, nomi appunto di fantasia, destinati a catturare l’immaginazione: sentieri “dei briganti”, “dello spirito, “delle fragole”, “della foresta sacra” e chi più ne ha più ne metta; per non parlare poi dei sentieri a lunga percorrenza come le varie Alte Vie, sentiero Italia etc etc. Iniziative magari anche nate con buone intenzioni, ma quasi sempre eseguite sull’onda di idee nuove e finanziamenti disponibili, che hanno lasciato tracce sul territorio, senza pensare che sistemi di questo genere vanno fatti, ma poi anche mantenuti. E invece, finiti i soldi, la manutenzione non c’è più, e tutto piano piano sparisce. Sembra che fare o ritracciare sentieri sia un’attività prediletta da amministratori di vario tipo e loro consulenti. Adesso sembra che la situazione stia cambiando un po’, almeno nelle intenzioni…. ma chi vivrà vedrà.

più di 1000, segnvaia danneggiati, materiale non adatto

nuovi segnavia realizzati con materiale non adatto e già rotti

Ma queste sono cose che all’escursionista non interessano per il principio, ma per la confusione che a volte generano. A volte bisogna quindi districarsi un po’ tra vecchie carte che riportano sentieri che si trovano con difficoltà; nell’incertezza, meglio avere un “piano B”, prima di programmare una escursione, tenendo presente che il non trovare un sentiero può quanto meno far perdere un sacco di tempo. Oppure prendersi il tempo per fare un sopralluogo, e fare scattare il piano B se non si trova quello che ci si aspettava.

 

Tempi di cammino, durata, difficoltà

Sono tre cose abbastanza collegate tra loro. Di queste, si trova scritto molto nelle guide e nei manuali di escursionismo disponibili. Quindi, ancora una volta, cercherò di ripetermi il meno possibile e dirvi qualche opinione, basata sull’esperienza.

Cominciamo dalle difficoltà

più di 1000, sentiero turistico

escursionisti su un percorso turistico (T)

Esiste una classificazione accettata, basata sulle caratteristiche generali del percorso, riportata in quasi tutte le guide ben fatte e in moltissimi siti internet. C’è anche su Wikipedia.
Se vi riferite a questa, tenete presente che i sentieri T possono essere fatti da chiunque abbia la fortuna di potere camminare; quelli E da quasi tutti; quelli EE possono mettere qualche pensiero a molti. Soprattutto per questi ultimi, le situazioni però sono molto varie. Le classificazioni poi, per quanto obiettive, sono fatte da uomini e qualche margine lo lasciano.
Imparerete a valutarvi un po’ con l’esperienza, confrontando la classificazione del vostro sentiero con le sensazioni che avrete facendolo…. o tentando di farlo: se non ve la sentite, non insistete.

più di 1000, percorso escursionistico (E)

percorso escursionistico (E)

più di 1000, sentiero per escursionisti esperti (EE)

sentiero per escursionisti esperti (EE)

 

 

 

 

 

 

Tempi e durata
Ci sono poi piccoli o grandi particolari, che rappresentano dettagli che le classificazioni non possono includere ma che, appurato che un percorso sia alla vostra portata, possono poi fare la differenza in termini di tempi di percorrenza, impegno richiesto e anche precauzioni (vedi capitolo successivo).
Un’altra cosa che leggerete è che il tempo richiesto per una escursione dipende dal dislivello, cioè la differenza di quota, in salita e/o in discesa e dalla lunghezza. E’ certamente vero, ma non solo da questo.
Quando avrò finito il mio primo ciclo di “più di 1000” farò qualche considerazione quantitativa.
Per ora vi dico alcune cose.
In genere si assume che in salita si vada più lenti che in discesa. Diciamo che è vero in moltissimi casi. Ma su discese ripidissime e con fondo difficile si può andare allo stessa velocità che in salita, a volte anche più piano.
Il fondo, appunto, può influire sulla velocità di cammino in modo pazzesco. Se il sentiero è regolare andate via come l’olio; se comincia ad essere sassoso, eroso, coperto da foglie, con l’erba alta che non vi fa vedere dove mettete i piedi, con la stessa pendenza e lunghezza i tempi possono cambiare moltissimo. Quindi, di fatto, ogni percorso ha i suoi tempi. Anche in questo caso imparerete, con vostra grande soddisfazione, a valutare con l’esperienza.
C’è poi la componente individuale: ci sono persone che vanno come schegge in salita e come lumache in discesa; quindi anche questo va tenuto presente !

più di 1000, pendio con fondo ottimo, appennino modenese

su questo pendio si scende veloci e felici….

più di 1000, pendio sassoso, alpi apuane

… ma qui bisogna rallentare

 

 

 

 

 

 

Delle cose che leggete sulle guide, una è sicuramente vera. Oltre che camminare, dovete anche riposare. La regola che circa un quarto del tempo (quindi 1 ora ogni 4, o 15 minuti ogni ora) debba essere dedicata al riposo è d’oro. Poi sta a voi distribuire il tempo: in genere ci si prende una bella pausa per il pranzo e tante pause più corte.
Anche in questo caso, si ragiona: in una escursione breve, di cui conoscete il percorso, potete anche provare a tirare un po’, per vedere cosa succede; in una lunga è meglio di no, se non per emergenza.
Comunque dimenticatevi che la durata della vostra escursione coincida col tempo di cammino !

Cautele e “pericoli”

Condizioni del tempo
Condizioni del percorso
Altri esseri viventi

Condizioni del tempo

Questo è uno dei punti critici che trovate molto bene discusso in tutte le guide ed i manuali seri. Proprio per questo, mi soffermo poco.

più di 1000, nebbia su crinale, alpi apuane

immagine anche suggestiva, ma condizioni per quanto possibile da evitare

Per me camminare deve essere un piacere ed un’occasione di vedere e studiare quello che mi sta attorno. Il maltempo… cerco di evitarlo. Ho fatto qualche centinaio di escursioni senza mai prendere piogge serie, e senza camminare per ore nella nebbia fitta, ma solo perchè le ho programmate bene.
Però ho sempre con me nello zaino un po’ di più rispetto a quello che mi dovrebbe servire. Diciamo che se mi dovesse capitare di essere sorpreso dal maltempo, al limite essere bloccato fuori, me la dovrei cavare bene. Ma finora non mi sono mai nemmeno lontanamente avvicinato a questa situazione, e spero continui così.
Comunque, se capitasse e trovate un riparo, entrate e stateci fino a quando è finita. Se lo avete passato da poco, o anche da molto ma il percorso è più sicuro di quello che avete davanti, tornate indietro e stateci.
Se proprio non vedete il vostro percorso, per nebbia fitta o buio, ahimè, fermatevi nelle condizioni migliori che possiate trovare. In questi casi il famoso GPS potrebbe aiutarvi, se siete esperti nel suo uso e, comunque, solo se le condizioni del percorso vi consentono di camminare in sicurezza.

Condizioni del percorso

Si possono trovare varie cose sui sentieri.

Esposizione. Da un punto di vista obiettivo, l’esposizione coincide con la possibilità di non potersi fermare in caso di caduta, ed è quindi cosa da non sottovalutare. Dove esiste questa condizione, la cautela deve essere massima. L’esposizione è però anche  la sensazione di vuoto che si può avere percorrendo un tratto di sentiero che percorre pendici più o meno ripide. E’ appunto in gran parte una sensazione, e quindi estremamente individuale. Ci sono persone che non la soffrono per niente; altre, tra cui io, che la soffrono moltissimo.
Un sentiero esposto può essere facilissimo, anche quasi in piano e con buon fondo; ma se soffrite l’esposizione sono dolori. Se prende quella sensazione di panico che blocca i movimenti, non c’è niente da fare; il sentiero non fa per noi, almeno non in quelle condizioni.

più di 1000, sentiero esposto, alpi apuane

sentiero esposto

più di 1000, sentiero attrezzato, alpi apuane

sentiero attrezzato: i cavi servono per assicurarsi, non per afferrarli con le mani

 

 

 

 

 

 

 

Può rassicurare, molto, la presenza di cavi cui assicurarsi o, meno, quella di qualcuno sicuro di sè; ancora meno quella di compagni petulanti ognuno dei quali ha la sua ricetta per rassicurarvi. Per quanto riguarda i cavi, tenete presente però che quelli metallici non sono fatti per afferrarli con le mani; in caso di necessità non vi servirebbe praticamente a niente; sono fatti solo per essere usati con attrezzature di sicurezza.

Tratti scivolosi. Condizione frequentissima, in ogni stagione. Basta una pioggia appena finita, la rugiada, umidità persistente dentro avvallamenti, impluvi, attraversamento di corsi d’acqua etc. etc. Condizione da prendere sempre con la dovuta cautela, se non altro per non essere sempre per terra. Tratti quasi innocui possono essere quasi inabbordabili quando scivolosi perchè bagnati. Mi è capitato di dovere rinunciare. Quando avete il sospetto, sondate bene il terreno prima di caricare il passo. Quando il terreno non si vede (copertura di foglie, erba…. ), sondate sempre, e occhio che le foglie possono essere scivolose anche se molto secche, oltre che bagnate. Il legno bagnato è da evitare: è scivoloso come il sapone.

Attraversamento corsi d’acqua. Cosa molto frequente in certi percorsi. Escludo qui l’attraversamento di fiumi con acqua profonda o torrenti impetuosi: non rientra in quello che faccio e che voglio comunicarvi. Quindi solo cose in cui ci si può bagnare, ma non si corrono rischi sostanziali, se non di scivolare.

più di 1000, guado su torrente, appennino bolognese

il sentiero attraversa un torrente con un guado: situazione molto comune

Fare equilibrismo sulle pietre può essere anche divertente, ma aumenta la possibilità di scivolare e farsi un bagnetto (freddo in genere) più o meno completo; allenatevi e se siete bravi, fatelo pure.
Quindi qualche volta tocca prendere la decisione di entrare in acqua ! I duri e puri lo fanno con calze e scarponi, e si tengono i piedi bagnati tutto il giorno. Se il fondo lo consente, cioè non è troppo sconnesso e troppo scivoloso, consiglio: via calze e scarpe, e anche pantaloni, se necessario; attraversate e vi rivestite, rimanendo asciutti. Parlo ovviamente di tratto breve, max. qualche metro, dove non rischiate comunque di congelarvi le estremità!!!
Se però gli attraversamenti sono ripetuti, vestirvi e rivestirvi ogni volta può far sì che a sera siate ancora su quel torrente; quindi vi toccherà tenere scarponi e calze. A meno che….. non abbiate programmato così bene da sapere cosa vi aspettava e abbiate con voi un paio di sandali; in questo caso potete anche tenerli per un po’ e rimettere gli scarponi dopo.

Sassi, ghiaia etc. Compagni inseparabili di molti sentieri. Se li vedete bene e vi muovete “con eleganza”, difficilmente possono diventare pericolosi. Ma, certamente, rallentano sempre più o meno la marcia e dovete farvene una ragione. Quando sono coperti, rappresentano fattore di rischio di cadute notevole.
I sassi mobili e grandi sono i più ostici. La ghiaia fine può ingannare: se è uno strato bello spesso, può invitare a fare divertenti discese (in salita è altra cosa); ma se è poca e poggia su roccia liscia e in pendenza, può creare alcune tra le situazioni più disagevoli: rischio di scivoloni assicurato, sia in salita che in discesa, e andatura lentissima!

Legni. Ora sui sentieri si trova un sacco di legno, perchè quello caduto non viene più raccolto da chi abitava in montagna.

più di 1000, albero caduto, appennino ligure

albero caduto sul sentiero: situazione quasi sempre almeno fastidiosa

Sono frequenti in certe zone alberi interi crollati a traverso del sentiero. Sono sempre fastidiosi da superare; spesso vanno aggirati, aggiungendo un po’ di salita; quando cadono in zone strette e franose il loro superamento può essere anche molto difficile; se vi capitasse, fatelo di preferenza a monte e valutate bene la situazione.
Ma certi sentieri sono ormai pieni di legno caduto; in altri casi, il legno è quello residuo di tagli di bosco che ora lasciano il terreno molto sporco. Il legno rende il cammino difficile. I legni rotolano; bagnati, sono scivolosi; comunque vi ci inciampiate, per il traverso o per il lungo, le conseguenze possono essere molto spiacevoli. Dove c’è legno dovete andare piano, non c’è niente da fare. Non sottovalutate queste situazioni.

Foglie. Possono sempre coprire qualcosa. Su sentieri in pendenza, la copertura di foglie richiede grande cautela. Ma anche in piano, potete sempre finire in una pozza di fango coperta da foglie; magari non pericoloso, ma neanche troppo divertente, se non per i compagni di escursione.

Scorciatoie. Parola molto problematica. Su sentieri ben tracciati, le scorciatoie rischiano spessissimo di essere “allungatoie”; soprattutto sulle vecchie mulattiere, che erano tracciate a misura di uomo (e di mulo), col migliore compromesso tra pendenza e lunghezza. Per di più, spesso le “scorciatoie” innescano fenomeni di erosione e sono quindi da evitare. In alcuni casi comunque, possono tentare, ma:
– dovete essere sicuri di dove cominciano, dove finiscono e cosa c’è in mezzo; altrimenti evitatele: può essere molto pericoloso;
– siate sicuri che per guadagnare qualche metro non vi infiliate su pendenze impossibili;
– considerate il fondo della scorciatoia.
In generale, direi che l’unico caso in cui le scorciatoie sono certamente vantaggiose sia quello in cui siano ben visibili, con fondo decente, e taglino tornanti di strade, che notoriamente fanno percorso molto lungo. A volte capita che brutte piste forestali malfatte siano molto erose; in questi casi camminare su tracce a lato di queste può essere più confortevole e sicuro.

Altri esseri viventi, oltre a voi

Piante
Quelle che vi infastidiranno di più saranno certamente i rovi e le ortiche. Sono molto frequenti, soprattutto in sentieri che percorrono tratti un tempo coltivati e ora occupati dalla vegetazione. I rovi li trovate alle quote basse, le ortiche un po’ dappertutto. Che dire: pantaloni lunghi e braccia coperte con una camicia robusta. Il tessuto di jeans, se non aderente, è quasi impenetrabile, ma raramente farà parte della dotazione di voi escursionisti, per le altre sue doti non certo positive ! Ma se fate escursioni brevi, dove sapete di avere certi fastidi, un bel giubbotto di jeans vi permette di infilarvi (quasi) impunemente dentro i rovi.
Altre piante spinose o pungenti come rose, Smilax (lo “strappabraghe” della zona mediterranea), ginepri etc. le potete trovare.
Se proprio però finite in uno spinaio, al 99% significa che avete sbagliato strada o che la vostra strada non esiste più; quindi, uscitene e cercatene un’altra, prima di finire in guai peggiori.

Animali

più di 1000, la vipera, appennino reggiano

la vipera non è un incontro raro

La vipera è il mito degli escursionisti, la presenza oscura su cui sono state spese decine di pagine e migliaia di parole. Pericolo solo potenziale. Senza disquisire sulla pericolosità o meno del morso, le probabilità di venire morsi sono vicinissime a zero, per un escursionista. Intendiamoci: le vipere ci sono, e se ne vedono. Ma non vi aggrediranno mai; se si accorgono che le avete viste, o se vedono voi, se ne vanno. Lasciatele in pace e non avrete problemi; questo però include anche non toccarle inavvertitamente. Detto che se casualmente le pestate con scarponi (poverine), calze e pantaloni lunghi, una loro eventuale reazione non vi farà niente, resta da guardare bene il terreno quando vi sedete a riposare e guardare bene dove mettete le mani, anche quando afferrate qualche appiglio in tratti che lo richiedano.

Insetti. Uno dei rischi maggiori può essere senza dubbio rappresentato da calabroni e vespe, soprattutto alle quote medie e basse. Evitateli accuratamente. Girate alla larga da eventuali nidi. In genere non hanno reazioni impreviste, ma non si sa mai. Non frugate assolutamente in cavità, compresi sportelli di edifici, colonnine sacre etc. senza vedere cosa c’è dentro. Se per caso veniste attaccati, non scappate senza guardare; piuttosto, se avete un indumento, arretrate velocemente, usandolo per tenere lontani gli insetti; arrivati a distanza di sicurezza dal nido dovrebbero desistere. Non andate mai nemmeno a curiosare vicino agli alveari delle api.
I tafani possono essere fastidiosissimi. Sono tipici delle zone con bestiame e la loro puntura non è pericolosa, ma fa vedere le stelle. Se vi prendono di mira, vi possono seguire per un bel po’. In genere quando vi muovete non si posano. Quando si posano su di voi significa che stanno per pungervi: in quel momento li fate secchi facilmente, ma dovete andare pesanti, perchè sono coriacei e hanno l’abitudine di lasciarsi cadere, fingersi morti e poco dopo riprendere a darvi fastidio; quindi, se sono posati sulla faccia, attenti a non ….farvi male con ceffoni troppo potenti.
Zanzare. Nelle zone paludose possono essere in numero esorbitante. Dopo avere preso un po’ di inevitabili punture, allontanatevi da lì: non c’è altro sistema, a meno che non abbiate un efficace repellente.

Zecche. Possono essere un problema reale. Possono essere abbondanti in alcune zone dove ci siano molti animali, sia domestici che selvatici. Sono bestie lente e vi salgono addosso in genere durante le soste (più difficile durante il cammino, anche se non impossibile). Sedetevi di preferenza su sassi o tronchi, non nell’erba alta. Dopo le soste, se avete dubbi, esaminatevi un po’ (dovrete anche svestirvi un po’); se è appena salita, la zecca non avrà ancora conficcato il rostro, quindi la eliminate facilmente. Se ve ne accorgete a casa, quando si è già attaccata, dipende un po’ da voi; con un po’ di esperienza si tolgono facilmente, con le pinzette normali, senza ricorrere a quelle specie di gadget che sono le “pinze da zecche”. Ma se non ve la sentite, non provate nemmeno: non vi resta che il vostro medico o il pronto soccorso, dove può essere non abbiano molta esperienza di zecche, ma in qualche modo ve la toglieranno. Tenendo presente poi che, se l’avete presa in zona a rischio, è opportuno che il medico lo consultiate, dato che le zecche possono trasmettere una malattia per niente simpatica.

più di 1000, ragno su carota, appennino bolognese

grosso ragno su ombrella di carota; per quanto sia timido e innocuo, non riesco a provare gran simpatia !

Ragni. Quasi tutti i ragni che potete trovare da noi, anche quelli grossi, non fanno niente, tranne un paio di specie.
Ma personalmente l’idea di trovarmene uno spiattellato addosso mi fa inorridire. Sono tra i pochi animali per cui non riesco a provare simpatia, neanche se li vedo da lontano. A parte questo, in sentieri poco frequentati i ragnetti hanno l’abitudine di stendere la tela proprio in mezzo, e voi la romperete con varie parti del corpo, compresa la faccia; un bastone aiuta a romperle, ma difficilmente le vedrete tutte in tempo. Se siete particolarmente infastiditi da tutte queste ragnatele addosso, fate andare davanti qualcun altro… o almeno tentate di chiedere il cambio, magari senza dire il motivo.

 

 

più di 1000, cinghiali, appennino toscano

cinghiali che pascolano tra l’erba alta

Mammiferi selvatici. Ormai incontrare caprioli, cervi, daini, cinghiali, mufloni, dove ci sono, è molto facile. Generalmente se ne vanno. Se non lo facessero, non scappate; mettevi in sicurezza, con qualche riparo, rocce, alberi etc. e vedete cosa hanno intenzione di fare. Una carica è comunque cosa molto improbabile. Diversa è la situazione se siete con un cane: i cinghiali odiano i cani e potrebbero attaccare il cane, soprattutto se abbaia e tende ad importunarli, non voi. Purtroppo non c’è partita, vince il cinghiale.

 

Animali “domestici”. Qui il discorso è ben diverso. Gli animali domestici che potete incontrare sono quelli di allevamento più o meno brado e i loro eventuali guardiani (cani).

più di 1000, cani da pastore, appennino toscano

i cani da pastore possono anche essere quieti e amichevoli, quando non sono al lavoro

I cani accompagnano in genere le pecore, ma a volte anche le mucche. Hanno ben chiaro qual è il confine che non dovete valicare, e non transigono; se il vostro sentiero passa dove c’è un gregge con i cani, trovate un’altra strada. Se i cani vi vengono incontro, mantenete la calma e cercate di proseguire facendo capire che non vi avvicinate al gregge. Se non desistono, cercate ancora di mantenere la calma e dire parole semplici tipo  “no-no”, con tono molto deciso, ma calmo, mai aggressivo. In genere vi guardano, continuano per un po’ ad abbaiare, ma di fronte alla vostra combinazione di fermezza e disponibilità ad allontanarvi, non succede niente. Se si avvicinassero davvero troppo non dategli le spalle, ma comportatevi come prima, con fare ancora più risoluto, ma senza mai manifestare aggressività. Tenete presente che un bastone in mano aiuta molto. I cani da pastore lo conoscono bene; ovviamente tenetelo solo in mano, senza alzarlo, come bastone da passeggio; non mostrate minimamente di volerlo usare; in genere basta e avanza. Ma se proprio lo doveste usare (a me non è mai capitato), fatelo con decisione…..

più di 1000, capre su ruderi, alpi apuane

le capre amano esibirsi per gli escursionisti

Le pecore senza cani sono innocue, ma direi che non esistano; una certa aggressività potrebbero averla gli arieti, in qualche momento dell’anno, ma la circostanza è così rara da non rappresentare un problema.
I caprini di vario tipo tendono ad allontanarsi, dando spettacolo su o giù per i posti più impervi, senza muovere nemmeno un sassolino; poi vi guardano con l’aria: “ma chi sono questi esseri così lenti e perchè dovremmo averne paura ?”

 

I bovini, in dipendenza della loro e della vostra taglia, pesano da 4 a 20 volte più di voi. Da evitare nel modo più assoluto. La loro indole dipende anche dalla razza, e dall’abitudine a vedere escursionisti. In zone frequentate sono spesso molto docili e semplicemente curiosi.  Ma i bovini al pascolo brado in zone solitarie sono spesso bestie fiere, a volte curiose, ma in genere piuttosto infastidite dagli intrusi.

più di 1000, bovini bradi, appennino piemontesema molto grandi

mucche pacifiche, ma molto grandi, e oltre un recinto

Quando ci sono i vitelli, assumono anche atteggiamenti protettivi. Non vi venga in mente, a meno che non abbiate dimestichezza, di attraversare mandrie in terreno scoperto. Fate piuttosto ampie deviazioni e fate capire che la vostra strada non è la loro. Se vicino c’è un bosco praticabile, entrateci e aggirate la mandria nel bosco. Se gli animali sono anche nel bosco, aggirateli come potete. Ma, in ogni caso, cercate sempre di camminare come se la vostra deviazione fosse pianificata, senza dimostrare paura, che gli animali percepiscono. Non insistete a passare in passaggi stretti dove ci sono bovini; piuttosto aspettate per vedere se se ne vanno; se siete in posizione sicura, potete tentare qualche piccolo rumore e gesti ampi con le braccia, mai aggressivi; ma se non se ne vanno tranquillamente, andatevene voi.

 

più di 1000, cavalli bradi, turisti, appennino piemonteseudenti

cavalli amichevoli e turisti un po’ imprudenti

I cavalli sono grossi più o meno quanto i bovini e, spesso, più intraprendenti; anche loro fieri e poco amici degli intrusi. Può capitare che vi vengano incontro, almeno il capo branco, con l’aria “tu cosa cavolo vuoi qui”; se insiste, trovate riparo e aspettate che si stanchi del gioco e se ne vada. Per il resto, come per i bovini.

 

 

 

Uomini. Non apro nemmeno il capitolo dei malintenzionati, che esisteranno sulle montagne, come dappertutto, perchè non vi potrei dire niente di utile.

più di 1000, cacciatori di cinghiali, monte caucaso

cacciatori di cinghiali al monte caucaso

Stiamo con gli uomini che vanno in montagna “per piacere”. Il pericolo più grande sono le pietre che, contrariamente alla capre, gli uomini muovono abbondantemente, tanto più, quanto meno sono abituati a camminare dove le pietre ci sono. Guardate sopra di voi ed evitate di essere sotto la loro traiettoria. Considerate però che, se un pietra inizia a rotolare a distanza di rischio e non si ferma, può cambiare direzione più volte e fare grandi salti; per cui, prima di spostarvi qua e là, aspettate che vi sia relativamente vicina per vedere dove va.
Tenete presente che esistono, e mi sono capitati più volte, anche quelli che le pietre le fanno rotolare apposta, per vedere dove vanno !!!!
Evitate, per quanto possibile, le zone e i giorni di battute di caccia al cinghiale. Non vi succederà niente di intenzionale ma, a parte il rischio di incidenti, certo sarete guardati con profondo dispetto dai cacciatori.