Fotografia

Vi ho già anticipato di non essere fotografo professionista. Devo quindi cercare di dire quello che mi viene, più a pelle che sulla base di nozioni tecniche approfondite. Una comunicazione più diretta potrà avvenire durante le nostre escursioni. So che i fotografi professionali saranno inorriditi da molte mie affermazioni e certamente hanno ragione; ma, camminando, bisogna trovare un compromesso tra quello che è ottimale, o anche solo accettabile, e quello che è pratico e fattibile. Invito però chi voglia approfondire a cercare i siti di fotografia e dei fotografi di professione, molti dei quali fanno anche uscite e corsi. Per ora non ve ne indico, per due motivi: 1. non sarei sicuro di indicarvi quelli migliori; 2. applico un po’ il sistema della reciprocità; piano piano, quando ci saranno rapporti di collaborazione, ci sarà forse anche una reciproca promozione e link di siti.

Cosa si fotografa

Parlando di escursioni, è chiaro che i soggetti più frequenti saranno i luoghi naturali, paesaggi, piante, animali, quando possibile, spesso anche elementi di architettura, paesi, edifici, chiese etc. Anche le persone, ovviamente, ma per queste sono così negato che non vorrei proprio sbilanciarmi.

Con che cosa si fotografa

Con una fotocamera, volgarmente detta macchina fotografica. C’è chi lo fa anche col telefono o i tablet. Io no, quindi in questo non posso esservi di alcuna utilità (se non tra un po’, quando vi dico alcuni principi generali).

Quale macchina fotografica

reflex

la mia reflex al collo e…. (vedi sotto)

Per molto tempo ho portato con me la mia reflex, magari con anche qualche obiettivo. Sentivo un po’ di peso, non tanto nello zaino, ma sul collo o sulla spalla. Ma non avevo alternative. Le compatte le ho provate ma non ci ho mai fatto amicizia. Eppure in alcuni dei siti fotografici che si possono vedere ci sono foto fatte con compatte che le mie sono da vergognarsi. Eh sì, conta il fotografo; quindi se entrate in confidenza, non scartate le compatte, ma non tutte sono uguali, quindi leggete anche il resto di queste note. Ci sono anche compatte evolute, di dimensioni di una piccola reflex con specchio, della quale hanno quasi tutte le funzioni, oltre ad avere a volte zoom stratosferici.

 

senza specchio

… la mia “mirroless”; la differenza c’è, e si sente

Torniamo a noi. Dicevo del peso. Camminare tutto il giorno con un paio di chili al collo + lo zaino fa soffrire un po’. Con una reflex+obiettivo può capitare. Adesso però si può fare anche con meno, con certi ottimi modelli di base. Io a un certo punto ho conosciuto le reflex senza specchio (usiamo sempre l’inglese quindi: mirrorless) e ne sono stato conquistato. Ho ridotto il peso sul collo a 1/4 e ne sono felice; adesso ho quasi sempre lei, almeno in escursione. Però ogni tanto rimpiango la reflex; quella sua sensazione di solidità, la velocità, avere tutti i comandi a portata di mano, impugnarla saldamente… e allora la riprendo, magari non quando vado a fare 30 chilometri. Per certe cose è insostituibile; la dotazione di obiettivi che ho per la reflex tradizionale non ce l’ho per la senza specchio.

Caratteristica importante: il mirino. La maggior parte delle compatte e alcune mirrorless hanno solo lo schermo LCD. Aiuto !!! In certe condizioni di luce, anche con i migliori LCD, non riuscite a vedere niente, quindi faticate a inquadrare. Poi la tendenza (di chi inizia), inquadrando con lo schermo LCD, è di tenere la macchina con le dita, le braccia tese, magari inarcandosi con la schiena all’indietro; è il modo migliore per fare foto mosse, anche se le macchine attuali, se le usate in modalità programmata, fanno quello che possono per aiutarvi. Ma in modalità programmata in genere meglio non usarle. Comunque chi usa telefono e tablet senza cognizione di causa è abbonato alle foto mosse. Quindi: su compatte e mirrorless, meglio avere anche un mirino. Schermo LCD orientabile?: certo aiuta a vedere meglio e anche a fare inquadrature angolate senza contorcersi, sporgersi su dirupi o sdraiarsi per terra; ma in escursione meno roba c’è che si apre e si può impigliare meglio è; quindi, accessorio non indispensabile.

Obiettivi

Con le compatte non li potete cambiare e dovete fare con quello che hanno. Ci sono combinazioni molto varie; alcune avvicinano anche molto e possono fare macro. Quindi dovete decidere già al momento dell’acquisto. Sulle reflex, con o senza specchio, li potete cambiare.

Per chi è proprio a digiuno.

Obiettivi “standard” sono le ottiche che vi fanno vedere una immagine alla grandezza in cui la vedete a occhio nudo. Per il formato classico, hanno una lunghezza focale di ca 50 mm. In alcuni formati digitali, anche di reflex, e in quasi tutte le mirrorless e nelle compatte, la lunghezza focale degli obiettivi standard è minore.

Grandangolari. Vi fanno entrare nel fotogramma una estensione angolare maggiore rispetto allo standard; di fatto allargano la vista, allontanano i soggetti e li rimpiccioliscono. All’inizio si tende a fotografare i paesaggi sempre con grand’angolare e si rimane delusi; dentro c’è tutto, ma troppo piccolo e magari con un grande primo piano privo di soggetti interessanti. Ci inganna la nostra vista: noi abbiamo due occhi che ci consentono un buon angolo di campo, vedendo in grandezza “naturale” (cioè quella a cui siamo abituati noi); la macchina no: più si allarga il campo con un grand’angolare, più rimpicciolisce gli oggetti. Quindi: grand’angolare indispensabile, ma da usare con criterio.

monte penna vista comero fumaiolo carpegna simone

un paesaggio ripreso con grand’angolo, con agolo di campo troppo ampio e nessun elemento che si stacca

monte penna vista carpegna simone simoncello

un’inquadratura più mirata consente di mettere in maggiore rilevo elementi significativi

 

 

 

 

 

 

 

Teleobiettivi. Fanno il contrario del grand’angolare. Avvicinano gli oggetti e restringono l’angolo di campo. Quindi ideali per fotografare oggetti ed esseri lontani. I teleobiettivi più estremi sono quelle specie di cannoni che vedete con i fotografi naturalisti o i reporter di eventi sportivi. Affascinanti ma anche questi da studiare bene. Nell’immaginario basta un tele per fotografare tutti gli animali possibili; purtroppo non è così. Per cose molto lontane, l’aria deve essere tersa, altrimenti le foto vi vengono tutte offuscate. Dovete tenerli ben saldi: il rischio di fare foto mosse aumenta. La messa a fuoco diventa critica.

golfo la spezia da cusna

nella foto con grand’angolo, si intravvede il mare sullo sfondo di un ampio primo piano

golfo la spezia da cusna 2

in quella con tele, si è avvicinato, ma l’aria non è tersa e non si vede bene

 

 

 

 

 

 

 

bombo - -  su campanula

con alcuni obiettivi tuttofare si riescono a fare buone foto a distanza ravvicinata

Obiettivi macro. Tutti gli obiettivi hanno dei limiti per fotografare soggetti molto vicini. Quindi, se volete avvicinarvi molto, in genere non lo potete fare con gli obiettivi che vi ho detto sopra; o meglio, con qualche grand’angolo a volte sì, ma non riuscite comunque ad ingrandire il soggetto. Per fare fotografia a distanza ravvicinata ci vogliono obiettivi macro. Costosi, difficili da usare, ma possono dare grandi soddisfazioni. I soggetti: insetti, fiori etc., ma anche altre cose naturali o oggetti o particolari della vita di tutti i giorni. Se non siete appassionati del genere però non esponetevi; usate un obiettivo normale o piccolo tele e poi ingrandite un po’ la foto: adesso si può fare con gli strumenti che ogni computer ha in dotazione. Anche considerando che ci sono obiettivi non macro che avvicinano parecchio e possono essere utilissimi; ogni marca ne ha, ma sono da scovare. Ma se vi esponente, preferite un macro tele: gli insetti scappano se vi avvicinate troppo.

Gli zoom sono notoriamente obiettivi la cui focale può variare. Ormai li conoscono tutti perchè sono la regola nelle compatte ed anche nei telefoni, anche se si tratta di zoom elettronici. Sono indubbiamente comodi e pratici; quindi avere uno zoom delle focali più adatte alle esigenze è quasi un obbligo per gli escursionisti.

tbilisi georgia

miracolo dell’obiettivo decentrabile: fare stare nella foto, e relativamente diritte, le due chiese

Obiettivi decentrabili / basculanti. Sono un po’ la mia passione, anche se alla fine li uso pochissimo, perchè non riesco a portali con me. I decentrabili vi consentono, come effetto principale, di eliminare l’effetto di rastremazione degli edifici quando li fotografate non in asse (es. dal basso). Leggete che questo difetto è facilmente eliminabile con fotoritocco. Però bisogna dedicarvi tempo e poi, volete mettere la soddisfazione ? Vi consentono anche di modificare la prospettiva, anche quando non c’è bisogno di correzione delle linee parallele. Gli obiettivi basculanti fanno anche altre cose, tra cui una messa a fuoco selettiva in aree specifiche. Problemino: sono lenti costosissime, soprattutto quelle di ultima generazione.

 

Altri accessori

prado crinale porraie

i riflessi rovinano le foto

Paraluce. Accessorio che tutti vi diranno indispensabile. In effetti lo è, perché i riflessi possono rovinarvi le foto. Però ha un difetto; i paraluce di adesso sono perfetti ma ingombranti; sono quelle cose che con la macchina al collo in escursione minimo vi danno fastidio; poi rischiate di romperli o perderli. Dimenticatevi di montarli e smontarli quando serve. Camminando non lo farete mai. Io purtroppo sono giunto alla conclusione di lasciarli a casa. Però fate molta attenzione a schermare i riflessi (che si vedono nel mirino) con una mano o con la cartina che avrete certo con voi.

 

dittero su erba

senza il cavalletto fare una foto decente in queste condizioni di scarsa luminosità e vicino a terra sarebbe stato impossibile

Cavalletto (chiamato più propriamente treppiede). Un po’ come per il paraluce, ma molto di più. E’ un accessorio con il quale le vostre foto non possono che migliorare: i motivi li potete trovare nei manuali di fotografia. Il più ovvio è quello che con tempi lunghi le foto vi vengono mosse. Poi aiuta a studiare bene l’inquadratura. Però in escursione non ve lo porterete mai; solo se uscite apposta per fare foto. Per fortuna adesso le digitali arrivano a tali sensibilità che ci se la cava quasi sempre.

Filtri. Non sono un esperto di filtri speciali. Vi posso solo dire che in una macchina che tenete al collo in escursione e ogni tanto buttate nello zaino, un filtro neutro per proteggere la lente frontale dell’obiettivo è praticamente indispensabile.

Borse. Per la borsa della fotocamera, più o meno come sopra. In escursione non ci porteremo borse fotografiche, per cui una borsa protettiva è quasi indispensabile.

Flash. La maggior parte delle macchine ne hanno uno incorporato che può essere utilissimo. Diciamo che con le sensibilità dei sensori che si possono raggiungere, attualmente è meno importante di un tempo. Fare belle foto, anche macro, con illuminazione da flash, richiede però l’uso di flash esterni ed è una delle cose più difficili. In genere non si fa in escursione.

Conclusioni

Se non avete ancora grande esperienza, probabilmente vi renderete presto conto che fare escursioni di un certo impegno sia poco compatibile col portarsi dietro grandi attrezzature fotografiche. Alla fine la soluzione leggera e i cosiddetti obiettivi tuttofare, che consentono di affrontare la maggior parte delle situazioni, tendono a vincere. Ci sono combinazioni eccellenti, con cui si fa anche un po’ di macro. Però ci si renderà anche conto che certe cose a volte non vengono bene. Allora, chi se lo può permettere, si farà un corredo un po’ più mirato, magari da portare con sè solo quando si esce con lo scopo principale di fare foto o per piccole escursioni.

Una nota importante; nelle reflex potete cambiare l’obiettivo; però in escursione fatelo con grande parsimonia; basta un po’ di aria che qualcosa può entrare e sporcare il sensore. Provare per credere (con una macchina di riserva con sè): i pollini di primavera sono una catastrofe. Al limite, se non avete zoom che coprano le focali che servono, due corpi macchina con obiettivi diversi sarebbero meglio, peso e costi permettendo. Riguardo ai costi, attualmente rappresentano un problema. Però se volete farvi un corredo, non trascurate l’usato, purchè garantito.

Infine, non pensate di tenere la macchina nello zaino e prenderla quando serve: 1) non lo farete; 2) perderete certo prima o poi delle belle occasioni. La macchina va tenuta al collo o sulla spalla. La metterete nello zaino solo quando dovrete affrontare tratti difficili, in cui vi da fastidio o rischiate di sbatterla qua e là, o quando si mette a piovere.

Qualche strategia (nessuna novità)

Impugnatura. Guardate chi fotografa con telefoni e tablet e non fate come loro. La macchina va impugnata saldamente, che non vuol dire usando la forza, ma nella posizione corretta, per evitare il mosso. Non è vero che con le macchine piccole si muova meno, anzi. Le reflex consistenti si impugnano meglio e inducono a impugnarle bene, perché non le potete tenere con tre dita. Se poi fotografate guardando nel mirino, anzichè nello schermo, a prescindere dai problemi di luce, meglio ancora.

Inquadratura. Io mi sto ancora accorgendo di quanto sia importante. In escursione si tende a fotografare frettolosamente. La differenza tra l’amatore e il professionista (io sono tra i primi) è che il professionista ha l’occhio e la freddezza per inquadrare bene anche quando lo fa in fretta, l’amatore molto meno. Quindi: guardate bene cosa state inquadrando per: a) includere quello che volete (esempio, i piedi delle persone); b) escludere quello che non volete (esempio, cestini dei rifiuti); c) fare una bella composizione (per questo ci sono “regole” che potete imparare su qualche manuale o a qualche corso). Come fare?

saiano 1

inquadratura frettolosa: l’albero è senza cima

saiano 2

…. adesso è intero

 

 

 

 

 

 

 

cervo corfino

l’animale è rimasto pochi attimi in questa posizione….. ma un professionista allenato i piedi non li avrebbe tagliati, anche perchè di spazio verso l’alto ce n’era in abbondanza

Per soggetti statici, non abbiate fretta; usate lo zoom; cambiate un po’ la vostra posizione; se la vostra fotocamera ha questa funzione, attivate la visione del reticolo sullo schermo di messa a fuoco.

Per soggetti che si muovono, è anche questione di fortuna. Se vi aspettate di avere a che fare con queste situazioni: allenatevi un po’; tenete la fotocamera accesa; impostate una sensibilità del sensore abbastanza alta; usate l’esposizione automatica o, meglio, la manuale con automatismo della sensibilità: se impostate tempo e diaframma adeguati, potete anche fotografare mettendo solo a fuoco.

 

Poche note su quando e come fotografare

Dipende molto dal soggetto

merlo - - da casa

con un tele si possono fare foto anche dal balcone di casa

Animali. Mi riferisco sempre alle foto estemporanee che si possono fare in escursione. Tenete presente che le foto meravigliose che vedete nelle mostre o nelle riviste, a parte la tecnica raffinata di chi le fa, non sono quasi mai estemporanee. Sono invece frutto di appostamenti pazienti, tecniche di avvicinamento, a volte di attrazione degli animali. I mammiferi stanno diventando sempre più confidenti; però sono ancora visibili di preferenza vicino all’alba o vicino al tramonto. Molto spesso apprezzano più il movimento che le forme; per cui, se li vedete in tempo e state immobili, a volte per un po’ non se ne vanno. Gli insetti e i rettili si fotografano meglio quando sono poco mobili, quindi la mattina presto o in giornate un po’ fresche. Tutti gli animali sono mobili, per cui allenarsi ad inquadrare rapidamente è fondamentale. Avere un tele è quasi indispensabile.

 

 

lepidottero - su asteracea

se l’animale può scappare: prima scattate una foto…

lepidottero - su asteracea 2

poi provate ad avvicinarvi di più

 

 

 

 

 

 

 

 

dittero cirsium

gli occhi sono punto critico per la messa a fuoco degli insetti

Foto a distanza ravvicinata. Può riguardare vari soggetti; i più comuni sono piccoli animali, in genere insetti, ragni e simili, fiori, muschi, gemme etc. Il vento è il nemico numero 1 per la fotografia macro in genere, quindi anche quella degli insetti posati su piante. La profondità di campo, cioè lo spessore in cui i soggetti sono a fuoco, nella foto a distanza ravvicinata notoriamente diventa molto ridotta. E’ anche noto che a questo problema si può rimediare chiudendo il diaframma; dato che però questo a volte deve essere compensato allungando il tempo, non sempre è possibile, anche se le elevate sensibilità dei sensori aiutano molto. Però qualche accorgimento va lo stesso adottato:

– individuate il punto critico che volete sia a fuoco e fate la messa a fuoco su quello; in genere è la testa e gli occhi di insetti o piccoli rettili; il centro, con stami e gineceo, nei fiori etc. etc.

 

erythronium dens canis

nei fiori, gli stami ed il gineceo sono le parti cui dedicare in genere maggiore attenzione….

erythronium dens canis 2

..tuttavia, anche l’intera pianta quando abbia caratteristiche particolari, come queste foglie maculate

 

 

 

 

 

 

 

 

imenottero peduncolato 2

tenere la camera paralella al soggetto è critico per la messa a fuoco

– inquadrate in modo che la fotocamera più possibile parallela alla zona che si vorrebbe mettere a fuoco, esempio, il corpo di un insetto, se lo si fotografa di lato.

– se il soggetto è statico (cioè non scappa), fate alcune foto variando l’inquadratura ed il diaframma; col digitale ce lo possiamo permettere.

Il resto poi dipenderà dai gusti. A certuni piace molto avere una profondità di campo molto bassa, che mette in risalto un particolare e sfuoca tutto il resto. Molti danno importanza ad uno sfondo ben sfuocato, che faccia staccare bene il soggetto. A me personalmente non dispiace uno sfuocato moderato, che dia l’idea anche dell’ambiente in cui il soggetto è collocato.

 

lepidotteri --  su scabiosa

uno sfuocato medio può rendere l’idea di movimento e dell’ambiente in cui il soggetto è collocato….

emitteri -- accoppiamento

ma uno sfondo uniformenete sfuocato contribuisce a far risaltare il soggetto

 

 

 

 

 

 

 

Paesaggi. Sembrerà strano, ma sono tra le foto più difficili. Per paesaggi intendo qui tutti i soggetti naturali con una prevalenza di elementi non specifici; sia vicini che lontani; quindi anche boschi, quando la rilevanza non sia su singole piante.

Come già detto, si ha tendenza ad uso eccessivo del grand’angolo, che rende tutto piccolo e distante. La nostra vista ha un angolo di campo molto grande ma mantiene quella che per noi è la grandezza naturale. Le foto con grand’angolo vengono meglio se:

– il soggetto è abbastanza vicino e ben individuato (es. una forra, una singola montagna)

– sullo sfondo di un paesaggio ampio, c’è qualche elemento in primo piano, come un gruppo di alberi, una roccia, uno specchio d’acqua etc. etc.

– il paesaggio è composto da piani a distanza differente che diano il senso di prospettiva naturale

 

città vecchia da castello tbilisi

in un paesaggio ampio e poco definito, è meglio avere qualche soggetto in primo piano

apuane da cusna

soggetti collocati su piani diversi possono creare migliore senso di prospettiva e profondità

 

 

 

 

 

 

 

Nelle foto di paesaggio in genere si tende ad avere tutti i soggetti a fuoco. E in questo i grand’angoli indubbiamente aiutano. Fotografare paesaggi con un tele può però essere un’ottima idea, perchè avvicina drasticamente gli oggetti, introducendo nelle foto una prospettiva “drammatica”.

lago nero

forti contrasti di luce sono spesso nemici di buone foto

La luce e le condizioni dell’atmosfera sono critiche. Le giornate di pieno sole, con forti contrasti tra luci ed ombre, sono generalmente nemiche di buone foto di paesaggio. Ma anche quelle con aria umida e foschia, soprattutto fotografando con un tele e tanto più quanto si vogliano introdurre soggetti lontani. Quello che ad occhio nudo vedete, rischia di sparire nella foto, a meno di non fare un po’ di tentativi con l’esposizione e, magari, un po’ di ritocco.

Allora, quando fotografare paesaggi ? A volte, in escursione la risposta è semplice: quando si passa di lì, non c’è niente da fare. Potendo scegliere un po’, le belle giornate di sole, ma nelle ore in cui c’è maggiore componente di luce diffusa e poche ombre, cioè vicino all’alba o al tramonto, che sono le migliori. Basta che resistiate alla tentazione di fotografare le albe e i tramonti, che sono tra i soggetti più difficili, e che più facilmente diventano banali. Anche le giornate velate o anche coperte ma con aria limpida, come quelle che precedono una perturbazione, sono spesso ottime. Se poi avete la possibilità di ripetere le stesse inquadrature con condizioni diverse, avrete certo grandi soddisfazioni.

Se imparate a valutare bene, la decisione del verso in cui fare la vostra escursione potrà essere molto influenzata dalle esigenze di fotografia.

Fotoritocco o no ?

Per me è semplice: no, perchè non ho mai avuto il tempo e la costanza per imparare. A parte ovviamente qualche facile aggiustamento sulla luminosità e il contrasto. A livello di principio: la macchina fotografica è meno perfetta del nostro occhio; quindi la foto è sempre diversa da come vediamo noi, in genere con qualche difetto in più. Il fotoritocco dovrebbe servire a riportare tutto alla realtà. Per fare questo però bisogna essere: a) molto bravi; b) molto onesti. Ormai è pieno di foto pesantemente ritoccate che a me, devo dire, dicono poco; guadagnano magari in estetica ma perdono l’anima. Diciamo che non sono più solo foto; diventano un misto di foto ed interpretazione, cosa che dal punto di vista artistico può anche essere eccellente.

Il fotoritocco consente poi anche di eliminare cose che non vorremmo vedere; pensate ai cavi della luce o del telefono; sono dappertutto; in certe situazioni, comunque inquadriate, non riuscite a tenerli fuori. Con pazienza e abilità si possono eliminare dalla foto. Ma chiunque venisse stregato dalla vostra foto e andasse in quel luogo ci troverebbe i cavi, che nella foto non c’erano. Quindi, posto che abbiate imparato a toglierli, la decisione è vostra !

forato procinto da pruno

eliminiamo tutto col fotoritocco ?…..

forato procinto da pruno 2

… o meglio cambiare inquadratura ?

 

 

 

 

 

 

 

Il fotoritocco consente anche di migliorare la visibilità delle aree sottoesposte e sovraesposte in immagini molto contrastate, soprattutto se avete scattato nel formato proprietario della fotocamera. E’ uno degli strumenti che riportano a una situazione più vicina a quello che vedete. Se siete bravi a usarlo fermandovi al punto giusto, usatelo.

Infine, le foto panoramiche. Componendo uno accanto all’altro fotogrammi diversi riuscite a rendere il panorama in grandezza naturale, come lo vede l’occhio. Questa è realmente una elaborazione “innocua”, ma che va studiata fin dalla composizione e dallo scatto, altrimenti non riesce. Io non mi ci sono mai seriamente cimentato.

Ah dimenticavo. Questa cosa la trovate scritta dappertutto. Se avete foto in formato .jpeg, prima di metterci mano fatene una copia. Infatti sarete sicuramente molto prudenti e ad ogni modifica salverete la foto per non perdere il lavoro…. Peccato che col jpeg ad ogni salvataggio la qualità peggiori, fino a diventare inguardabile. Quindi, conservate l’originale intonso !

Gestione delle foto

Dimenticatevi di avere finito la vostra opera assieme all’escursione. Il tempo che dovete dedicare, ritocco escluso, è ancora parecchio. Se vi piace fotografare, le foto diventeranno presto qualche centinaio, poi migliaia, poi decine di migliaia. E, quando le cercate, non le trovate più.

Quindi:

  1. Scaricate subito le immagini dalla scheda di memoria su un supporto diverso; meglio un disco esterno che il disco fisso del computer, che rischiate di riempire velocemente. I supporti esterni adesso sono capienti ed economici. Ma abbiatene sempre numero multiplo di due: avere una copia aggiornata di tutto è indispensabile. Piccola strategia (vedete poi sotto per maggiori dettagli): lavorate su una directory con un nome qualsiasi (es. “temporanea”, che può anche essere sul disco fisso del computer); una volta sistemate le foto copiate la directory in entrambi i dischi-copia, dandole il nome definitivo; oppure trasferite le foto in directory tematiche già esistenti (vedi oltre), su entrambi i dischi. Questo vi consente di tenere tutto aggiornato e vi evita di fare spesso copie integrali dei dischi che, con molto materiale, possono richiedere anche alcune ore. Se però ogni tanto, come sicuramente capiterà, fate confusione, tenete sempre uno dei dischi come principale ed aggiornato e ogni tanto fatene la copia integrale sull’altro. Se poi volete essere perfetti: riempite i dischi solo fino a meno della metà e fate prima la copia nuova; solo dopo, cancellate quella vecchia. Ogni volta che aggiornate, date la data di aggiornamento nella directory principale del disco.
  2. Scaricate quindi le foto dalla scheda di memoria della fotocamera, sulla directory provvisoria e cancellate senza pietà tutte quelle chiaramente mal riuscite e anche buona parte dei doppioni.
  3. Date un nome a tutte le foto: deve contenere in modo sintetico gli elementi che vi consentiranno di trovarle con uno strumento di ricerca. Esempi: a) sorella spiaggia cesenatico maggio 2013 (ma attenzione, se avete due sorelle scrivete piuttosto il suo nome); b) tramonto monte cimone luglio 2014 (ma attenzione: la parola monte è generica e non vi servirà per la ricerca, quindi potete anche ometterla). Evitate le lettere maiuscole: non servono a niente. Importante: cercate di usare sempre lo stesso nome per uno stesso soggetto; esempio: per un tarassaco usate sempre o “tarassaco”, oppure “taraxacum officinale”, altrimenti dovete fare doppia ricerca; la sorella, sempre o “elisabetta”, o “betti”, o “betta”, o “eli” o quant’altro. Per evitare di unire al nome lettere o numeri, tipo: a, b, c, o: 1,2,3… in caso di molte foto con lo stesso soggetto, conservate nel nome la sigla che dà la fotocamera. Magari, se avete corpi macchina diversi, impostate una sigla differente per ciascuna, così riconoscete subito con che macchina avete fatto la foto, e impostate la numerazione progressiva (cioè che non ricominci da zero ad ogni scarico di scheda).
  4. Per la scelta dell’organizzazione con cui archiviare le foto, fate voi. Potete scegliere di avere directory individuate per soggetto (es. insetti, dove smisterete tutte le foto di insetti, dovunque le abbiate fatte); oppure per blocco di attività (es. vacanza pasqua 2012, dove ci saranno tutte le foto di quella vacanza, indipendentemente dal soggetto). Possono essere sistemi entrambi validi; il secondo forse è più veloce e meno complesso, anche se apparentemente meno preciso; però, a volte con classificazioni rigide potete essere incerti: se avete fotografato un bell’insetto su un bel fiore, la mettete tra gli insetti o tra le piante ? L’importante è avere rinominato bene le foto, per poterle poi cercare, secondo criteri diversi.